IL BLOG DI SIMEU

 

Triage: un sistema in divenire

Il Congresso nazionale di Riccione e le linee d’indirizzo all’analisi del Tavolo ministeriale su Triage e Obi

 

di Silvia Alparone

 

Una partecipata e vivacissima due giorni dedicata al triage: il Congresso nazionale di Riccione del 21 e 22 marzo scorsi è stato l’occasione per fare il punto su come migliorare il sistema di accesso al pronto soccorso, per rispondere in maniera più efficace alle richieste dei pazienti e ottimizzare l’organizzazione del lavoro degli operatori.

 

A dodici anni dalle prime linee guida ufficiali sul Triage (2001), il Congresso di Riccione ha scattato un’istantanea della situazione così com’è oggi e su quali sono i primi sviluppi necessari.

 

Se nel 2001 le linee guida del Ministero della Salute indicavano la necessità per tutti i pronto soccorso con più di 25 mila accessi all’anno di dotarsi di un Triage, oggi il sistema triage è diffuso in oltre l’85% delle strutture ospedaliere su tutto il territorio nazionale e la necessità principale è di omogeneizzare le procedure nelle diverse regioni. A tale scopo nel 2010 è nato il Coordinamento nazionale triage, promotore del congresso di Riccione, che riunisce rappresentanti di alcune regioni italiane, in cui si erano creati gruppi organizzati di professionisti per curare il miglioramento e l’implementazione della metodica, e le società scientifiche Aniarti, Simeu e Gft.

 

Il coordinamento ha elaborato le linee di indirizzo sul triage (già pubblicate sulla rivista Agenas, Monitor n.29), uno dei documenti da cui parte il lavoro del Tavolo ministeriale su Triage e Obi che produrrà le nuove linee guida ufficiali.

 

Nel documento si parla in particolare di:

  • Portare da quattro a cinque i codici di priorità del triage, distinguendo due categorie all’interno del codice verde, che oggi rappresenta oltre il 60% dei casi del pronto soccorso e che comprende casi molto diversi tra loro per patologia e gravità, nell’ottica della riduzione del rischio clinico
  • Ripensare il ruolo dell’infermiere, aumentandone l’autonomia, mettendolo nelle condizioni di valutare il paziente e impostarne il percorso assistenziale
  • Ridefinire i percorsi in pronto soccorso in base all’intensità di cure necessarie per ciascun caso: per i codici a bassa priorità, sono in corso fasi avanzate di sperimentazione per invio autonomo del triagista ad alcuni specialisti (fast track) o addirittura un percorso completamente gestito dall’infermiere (See and Treat in Toscana)
  • Individuare un sistema di valutazione per attività e outcome del triage

 

Sullo stesso tema in un recente articolo di Quotidiano Sanità, Beniamino Susi, responsabile area Triage di Simeu, ha commentato la Raccomandazione numero 15 del Ministero della Salute, elaborata lo scorso febbraio e intitolata “Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 o all’interno del Pronto Soccorso”. Il documento evidenzia cinque pilastri su cui devono sempre basarsi le procedure al fine di evitare problemi: l’individuazione certa dei protocolli; l’identificazione certa del paziente; la rivalutazione dell’utente in attesa; la formazione del personale addetto al triage; l’attenzione all’ambito logistico-strutturale.

 

La discussione su come migliorare il sistema resta aperta insieme ai lavori del Tavolo ministeriale su Triage e Obi.

 

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3 Responses to “Triage: un sistema in divenire”

  1. Luigi Elisei Says:

    E SE METTESSIMO IL MEDICO PIÙ ESPERTO A FARE IL TRIAGE?
    Non propongo nulla di nuovo, credo che esperienze di questo tipo siano state già fatte (per es. in Gran Bretagna). La situazione attuale dei nostri P.S. richiede secondo me un radicale ripensamento del triage; mi sembra infatti che l’attuale modello fondato sulla centralità dell’infermiere abbia sostanzialmente fallito e sono convinto, invece, che un’accoglienza dei pazienti guidata, da subito, da un medico esperto possa essere ad un tempo più efficace e efficiente. Il “medico triagista” potrebbe ab inizio ricoverare o dimettere il paziente senza farlo entrare nelle sale, così come potrebbe avviare tanti pazienti a fast track (in modo da gestire rapidamente tanti codici verdi); non solo ma un tale medico potrebbe iniziare subito la valutazione di un codice giallo e finalizzare anche il suo successivo management (diagnostica/consulenza/osservazione breve/ricovero), di fatto aggiungendosi così ai suoi colleghi che lavorano in sala. So bene che nessun PS Italiano ha in organico medici in più da utilizzare in triage ma un tale medico sposterebbe soltanto il suo ambito di lavoro (dalla sala-ambulatorio alla sala-triage) e il paziente troverebbe subito un medico che se ne prende cura, all’inizio di tutto il processo e non dopo lunghe attese, con ovvie ricadute positive per un rapporto medico-paziente troppe volte conflittuale soltanto a causa di carenze organizzative. Naturalmente noi medici (del PS ma sopratutto degli altri reparti) dovremmo metterci un surplus di flessibilità … merce assai rara nel nostro modo di operare.

  2. beniamino susi Says:

    il problema vero non è mettere il medico più esperto in triage(anche se con piani di rientro e spending review spesso non si riescono a coprire tutte le postazioni mediche e anche i primari come me fanno i turni)ma fare in modo che il paziente selezionato entri subito in sala visita,riceva assistenza ,faccia la diagnostica e risolva il suo problema.il medico esperto in triage è’ quello che succede in maxiemergenza dove tempi ristretti e l’eccezionalità dell’evento fanno venir meno tutta una serie di incombenze burocratiche con cui dobbiamo fare i conti nella nostra quotidianità:è facile dire lo dimetto direttamente :bene ma la certificazione del passaggio va prodotta,la prestazione và immessa nel sistema informatico,e se serve và prodotta certificazione inail,inps,referto ag:risultato si farà anche così la coda.
    il collega dice”potrebbe iniziare la valutazione di un codice giallo….di fatto aggiungendosi così ai suoi colleghi che lavorano in sala”:ecco credo che questa sua esplicazione è più convincente di qualunque mia considerazione:sarebbe una sala aggiunta.
    non capisco perchè il collega bolli il triage,attività infermieristica in tutti i paesi del mondo,affermando che “la centralità dell’infermiere ha fallito”:se ci sono le code,se un giallo viene visto dopo 4 ore, è colpa dell’infermiere di triage o di un ps diciamo affollato o male organizzato ;l’infermiere dà le priorità sulla base di protocolli che dovrebbero esser condivisi e validati dal direttore di struttura.E’ sempre così? non credo proprio e non è certo colpa dell’infermiere !
    se evitassimo guerre di religione,studiassimo un pò di più(quanti sono i medici formati sul triage?credo molto pochi),e si collaborasse si avrebbe sicuramente un clima migliore e di collaborazione,fermo restando che anche gli infermieri sbagliano e qualche rinvio a giudizio anche per omicidio colposo c’è già stato
    pensiamo piuttosto a capire perchè i Ps siano intasati,perchè non si riescano più a ricoverare i pazienti che devono rimanere in barelle per giorni,perchè si bloccano le ambulanze del 118:la difficoltà a ricoverare si riverbera comunque sul Ps e sulle attese,visto che su questi pazienti non nostri in teoria ma in pratica a nostro completo carico,dobbiamo dirottare a volte anche il 40% delle risorse

  3. Luigi Elisei Says:

    Condivido tante delle cose dette da Beniamino, e lungi da me affermare che la “colpa”del sovraffollamento in PS e’ dell’infermiere di triage. Come tutti sappiamo le cause sono tante ma il nostro problema principale sono i codici verdi e bianchi e i tanti pazienti anziani in codice giallo che nessuno vuole. Per quest’ultimi ho già proposto un’idea su questo blog, per gli atri pazienti, e sono il 60/70% del totale, in mancanza di altre soluzioni (Medicina di famiglia, specialisti ambulatoriali, servizi territoriali) siamo noi che “dobbiamo” farcene carico. E su questo aspetto del problema ribadisco che dovremmo pensare in maniera differente: il medico più anziano e esperto del team, a volte, anche a colpo d’occhio e senza tanti esami e consulenze potrebbe risolvere il problema.

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