IL BLOG DI SIMEU

 

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Accademia dei Direttori “Mancano più di mille medici nei pronto soccorso italiani”

giovedì, settembre 20th, 2018

 

Ogni anno i medici di pronto soccorso degli ospedali pubblici nazionali effettuano 4 milioni e mezzo di visite in più rispetto agli standard nazionali, definiti dalle società scientifiche. Il 29% del totale delle visite mediche di pronto soccorso supera quindi il normale carico di lavoro dei professionisti dell’emergenza, secondo uno standard di prestazione, calcolato tenendo conto di quanto tempo in media è necessario dedicare a una visita completa: ogni medico dovrebbe eseguire ogni anno al massimo 3.000 visite mediche, che invece sfiorano i 4.000 per ciascun professionista. Un fenomeno preoccupante, che è la prima conseguenza della carenza di personale: i medici a tempo indeterminato nei pronto soccorso italiani sono 5.800 mentre, in base alle piante organiche delle aziende sanitarie, ne servirebbero oltre 8.300; i precari sono circa 1.500, mancano del tutto all’appello più di mille medici di pronto soccorso.

È quanto emerge da una raccolta dati promossa da Simeu, Società italiana della Medicina di emergenza-urgenza, su un campione di circa 110 strutture di emergenza che rappresentano 6 milioni di accessi, circa un terzo del totale nazionale. I dati raccolti e l’analisi del fenomeno sono stati presentati durante l’Accademia dei Direttori 2018, giunta alla seconda edizione, nel corso della giornata di giovedì 20 settembre.

Si tratta di una situazione di grave sofferenza del servizio pubblico che mette in serio pericolo la qualità delle cure ai cittadini e a cui è necessario trovare rapidamente una soluzione: quest’anno le borse di specializzazione a disposizione per la medicina di emergenza-urgenza sono aumentate di circa il 40% rispetto lo scorso anno – spiega Francesco Rocco Pugliese, presidente nazionale Simeuma parallelamente è aumentato anche il fabbisogno di medici indicato dalla Conferenza Stato Regioni, che passa da circa 300 a 400 medici su tutto il territorio nazionale. L’aumento dei posti in specialità quindi, pur restando un buon segnale di attenzione da parte del governo e delle regioni, non è ancora una risposta sufficiente al bisogno di salute dei cittadini. La grave carenza dei medici nei pronto soccorso italiani è un’emergenza già oggi, mentre i nuovi posti in specialità offerti ora ricadranno sull’attività degli ospedali soltanto fra cinque anni. Sono necessari invece interventi rapidi per salvare l’emergenza del servizio sanitario nazionale.

L’Accademia dei Direttori, organizzata annualmente da Simeu e giunta alla sue seconda edizione, riunisce circa 150 responsabili delle strutture di medicina e chirurgia di emergenza e accettazione d’Italia, indipendentemente dall’appartenenza alla società scientifica. La due giorni promuove il confronto fra i professionisti sui principali temi della disciplina, visti in un’ottica prevalentemente organizzativa. Scopo dell’iniziativa è di contribuire a rendere uniforme l’offerta del servizio sanitario nazionale in materia d’emergenza e a trovare una soluzione ai principali problemi che affliggono il settore.

L’Accademia è dedicata a Francesco Stea, direttore del pronto soccorso di Bari, tra i principali fautori della Medicina di emergenza in Italia, scomparso nel 2016.

A Bertinoro la Summer School Simeu 2018

lunedì, settembre 17th, 2018

È partita nel fine settimana la Summer School Simeu 2018: A Bertinoro, in provincia di Forlì, sede della Scuola estiva della società scientifica, sono arrivati prima i 48 giovani medici e a seguire i 24 infermieri di tutta Italia che quest’anno fino al 19 settembre parteciperanno alla full immersion, teorica e pratica che è ormai stabilmente entrata nella tradizione formativa Simeu. I temi trattati sono relativi ai principali problemi metodologici di approccio e gestione della specialità, affrontati sotto la guida dei migliori formatori delle faculty Simeu. Il programma didattico affronta i temi fondamentali della disciplina, cominciando dall’ecografia in urgenza, passando per la Niv, fino alla rianimazione cardio-polmonare nell’adulto e nel bambino. “Quest’anno abbiamo rinforzato l’offerta della parte pratica, con esercitazioni e simulazioni anche nella chiave più ludica della competizione formativa, formula che già lo scorso anno aveva raccolto la soddisfazione dei partecipanti” commenta Gian Alfonso Cibinel, direttore della scuola estiva Simeu, che aggiunge ancora l’attenzione al tema della carenza dei medici di pronto soccorso negli ospedali italiani nei momenti di discussione e approfondimento della scuola di Bertinoro. “Quest’anno è aumentato il numero delle borse totali messe a disposizione dal ministero e dalle regioni –  afferma Cibinel – ma parallelamente è aumentato il fabbisogno dichiarato dalla Conferenza Stato regioni, che passa da più di 300 a 400 professionisti sul territorio nazionale”.

Fra le attività di gruppo torna anche il Contest fotografico dello scorso anno. Ai partecipanti che lo desiderano si propone di scattare foto durante le giornate di lavoro. Le foto saranno poi valutate dal Collettivo Hospital Inside, costituito da soci Simeu con provata capacità tecnica nel campo della fotografia più la responsabile dell’Ufficio Stampa della Società scientifica. Come lo scorso anno le categorie della competizione saranno: Esercitazioni, Lezioni, Riflettiamo insieme, Tempo libero, Ritratti.

La Summer School Simeu è intitolata a Vito Giustolisi, medico e socio Simeu, uno dei padri della Medicina di emergenza italiana, attivo propugnatore della nascita della Scuola di Specializzazione e in generale della formazione dei giovani professionisti, venuto a mancare nel 2008.

Il programma della Summer per medici e di quella per infermieri è disponibile sul sito Simeu, nella sezione dedicata ai Corsi.

Conclusione ideale della Summer School di Bertinoro sarà l’Accademia dei Direttori a Bologna, il 19 e 20 settembre, quest’anno alla sua seconda edizione.

Quanti sono e come lavorano i medici dell’emergenza in Italia – Simeu lancia un censimento nazionale

lunedì, luglio 30th, 2018

I risultati saranno presentati durante l’Accademia dei Direttori, il 19 e 20 settembre prossimi a Bologna

Anche quest’anno l’Accademia dei Direttori promossa da Simeu, Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, porterà a Bologna per due giorni, il 19 e 20 settembre prossimi, tutti i primari di pronto soccorso d’Italia: lo scopo è creare l’occasione per un confronto sui temi più importanti e attuali del mondo dell’emergenza sanitaria ed elaborare proposte concrete di soluzione.

Sono stati invitati i direttori provenienti da tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalla loro appartenenza societaria. L’incontro si concluderà con l’elaborazione di un testo contenente le proposte discusse, che sarà inviato alle istituzioni e ai media.

La carenza di medici in pronto soccorso – La raccolta dati Simeu

Il tema principale della due giorni sarà la carenza di professionisti dell’emergenza che accomuna tutte le regioni d’Italia e che è stata oggetto dell’interesse della cronaca nelle ultime settimane.

Simeu ha promosso un’indagine conoscitiva per sapere quanti sono i medici che effettivamente lavorano nelle strutture dell’emergenza e quanti ne mancano rispetto al necessario. La società italiana della medicina di emergenza urgenza sta conducendo un censimento nazionale i cui risultati saranno presentati durante l’Accademia dei Direttori di Bologna.

La carenza di personale di cui soffrono i nostri pronto soccorso, che con la raccolta dati avviata ci proponiamo di contribuire a misurare – dichiara Francesco Rocco Pugliese, presidente nazionale Simeuha una ricaduta immediata sulle condizioni di lavoro dei professionisti a cui è affidata la cura in emergenza della popolazione. Il problema è diventato ormai insostenibile per molti e senza una soluzione di sistema, istituzionale e nazionale, le aziende sanitarie, ciascuna per conto proprio oppure per regioni, si organizzano come possono per far fronte alla necessità. Con il risultato che si stanno moltiplicando corsi di poche ore con cui si pretende di mettere medici neolaureati nelle condizioni di far fronte all’emergenza, esponendo i pazienti al rischio di non ricevere le cure appropriate e i giovani professionisti di svolgere un compito assai delicato senza essere davvero preparati a farlo. Oppure ci si affida ad agenzie interinali per il reclutamento temporaneo di personale. Tutto questo lede profondamente l’identità professionale del medico dell’emergenza-urgenza, che la nostra società scientifica promuove e sostiene strenuamente da sempre, anche da prima dell’istituzione della Scuola di specialità nel 2009. L’aumento delle borse per la medicina di emergenza, 256 quest’anno contro le 181 del precedente anno accademico, è certamente una buona notizia, ma aumenterà concretamente il numero di specialisti sul territorio solo fra cinque anni, quando i nuovi professionisti formati entreranno in attività. È necessario trovare una soluzione al problema ora. Recentemente Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni ha proposto l’assunzione degli specializzandi da parte del Servizio sanitario nazionale. Certamente, se il servizio pubblico potesse contare, tramite un’assunzione, sugli specializzandi almeno dell’ultimo anno, questo garantirebbe all’emergenza di avere a disposizione nuovo personale, debitamente formato, che potrebbe contribuire alla soluzione del problema”.

Casi clinici, medicina delle migrazioni e dipendenza da internet: on line il nuovo Itjem

martedì, luglio 24th, 2018

È on line il secondo numero del 2018 di Itjem, The Italian journal of emergency medicine. Il numero estivo della rivista esce a luglio invece che a fine giugno per la necessità di apportare alcune modifiche tecniche di miglioramento, modifiche in parte ancora in corso per un aggiornamento costante delle caratteristiche della pubblicazione.

Fra gli studi contenuti in questo numero segnaliamo “Emergency Department as an epidemiological observatory of human mobility: the experience of Moroccan population”. Si tratta dell’anticipazione di una ricerca in materia di Medicina delle migrazioni, che sarà presentata a Roma il prossimo ottobre. La ricerca tiene in considerazione gli accessi di cinque grandi pronto soccorso dell’Area metropolitana di Roma nell’arco di quindici anni, dal 2000 al 2014, un range temporale e un bacino che hanno offerto alla ricerca una mole di dati particolarmente ricca, circa 5 milioni di accessi, da cui sono stati estrapolate le informazioni relative ai pazienti provenienti dal Marocco, messe a confronto con i dati relativi ai pazienti italiani.

Oltre a questo, nelle pagine del numero di luglio si trovano studi su casi clinici relativi e temi diversi, dal trattamento della tromboflebite superficiale della gamba, a cosa può celare un banale mal di schiena, alla dissecazione spontanea dell’arteria celiaca, all’efficacia delle cannule nasali ad alto flusso nel trattamento della insufficienza respiratoria degli adulti, al dilemma sulll’impiego dei fluidi in diverse situazioni cliniche, alla acidosi metabolica ipercloremica  in corso di insufficienza renale acuta.

Dal punto di vista organizzativo invece sono disponibili alcuni interessanti focus, sulla organizzazione delle cure nei casi di urgenza ipertensiva in pazienti cronici, una riflessione sulla necessità di supporto psicologico per gli infermieri dell’emergenza territoriale e un progetto  sul disegno degli spazi per il dipartimento di emergenza che mette al centro il paziente. 

Infine, a metà strada tra la riflessione sanitaria e sociale, un articolo sulla dipendenza da internet come nuova emergenza dei nostri tempi.

Il prossimo numero di Itjem sarà pubblicato in autunno.

Per contatti e per inviare contributi la email è itjem@simeu.it.

Buona lettura!

#SIMEU18 Aggressioni in oltre la metà dei pronto soccorso nazionali

mercoledì, maggio 23rd, 2018

Pugliese “Urgente una soluzione organizzativa”

Domani al Teatro Sistina di Roma inizia l’XI Congresso nazionale Simeu

Le aggressioni al personale medico sono un’emergenza nei pronto soccorso nazionali.  Da una ricerca condotta da Simeu, dal 1 marzo al 30 aprile 2017 nel 63% dei pronto soccorso osservati si è verificata almeno una aggressione fisica. Il campione è costituito da 218 strutture di medicina d’emergenza-urgenza, pari al 33% di quelle presenti sul territorio nazionale. Le strutture presenti nel campione sono distribuite nelle 20 regioni e comprendono 53 Pronto Soccorso, 111 Dipartimenti Emergenza Accettazione (DEA) di primo livello e 54 di secondo livello.

Nell’ultimo anno, in base alle testimonianze raccolte dalla società scientifica, la situazione è sensibilmente peggiorata in tutte le regioni, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, passando per il Lazio. E non si contano aggressioni verbali e intimidazioni.

Nel 50% dei casi le aggressioni si sono verificate dove il problema sovraffollamento risulta più grave.

È questo il contesto in cui si tiene l’XI Congresso nazionale della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza che parte domani a Roma e in cui saranno affrontati i principali temi organizzativi e clinici della disciplina.

L’emergenza-urgenza è sola davanti al profondo cambiamento in atto – afferma Francesco Rocco Pugliese, presidente nazionale Simeu un cambiamento epocale che richiede una profonda trasformazione organizzativa, per far fronte al mutare delle richieste di salute dei pazienti, sempre più anziani e pluripatologici, e alle trasformazioni in atto nel sistema sanitario. L’aggravarsi delle violenze contro il nostro personale sanitario è certamente anche frutto di un disallineamento fra la realtà quotidiana e la direzione strategica delle politiche sanitarie nazionali: il sovraffollamento, principale causa di difficoltà fra mediti e pazienti, è un problema non solo stagionale ma endemico dei nostri pronto soccorso. Tuttavia resta senza soluzione. I pronto soccorso non hanno personale a sufficienza e la nostra competenza specifica è una risorsa che non sempre viene sfruttata a pieno nell’organizzazione sanitaria”.

 

#SIMEU18 Percezione del rischio e valutazione dei propri limiti

mercoledì, maggio 23rd, 2018

Ergonomia cognitiva e fattore umano in emergenza urgenza, intervista a Riccardo Tartaglia

Siamo abituati a pensare all’ergonomia come alla disciplina che si occupa di progettare strumenti e ambienti di lavoro in modo che siano congeniali all’utilizzo che ne deve fare che li usa e che siano utili alla produzione. In realtà esiste una ergonomia cognitiva che si occupa della comprensione delle relazioni fra persone oppure fra le persone e gli elementi del sistema per migliorare la funzionalità di sistemi comoplessi, fra cui certamente si annovera il sistema sanitario.

Su questo difficile e interessante tema si incentra l’intervento di Riccardo Tartaglia, direttore del Centro gestione rischio clinico e sicurezza del paziente della Regione Toscana, che è Collaborating Centre del WHO per la patient safety, e membro dell’Executive Committee della International Ergonomics and Human Factors Association, che anticipa nell’intervista che segue alcuni spunti di riflessione. 

Qual è il fine dell’ergonomia cognitiva? E cosa si intende per fattore umano?

L’ergonomia cognitiva è utile per costruire procedure di lavoro tenendo conto dei limiti umani. I medici in particolare non sono formati a tener conto dei propri limiti, a differenza, ad esempio, dei piloti, la cui formazione tiene conto delle fragilità delle singole persone e le usa per ottenere risultati migliori. Il fattore umano tiene conto del limite, della fatica mentale, del carico di lavoro, della qualità variabile della comunicazione fra gli operatori. I fattori umani servono per mitigare o ridurre al minimo quelle fragilità umane che sono la causa più frequente di eventi avversi in tutti i sistemi complessi.

Come si applicano questi concetti alla medicina di emergenza-urgenza?

Se si tengono in considerazione gli incidenti in pronto soccorso, gli errori di diagnosi sono determinati da una serie di fattori: processi che possono essere migliorati, come ad esempio il tempo di trasmissione dei referti degli esami, eccessivo carico di lavoro del medico dell’emergenza, che a causa della stanchezza e perché lasciato solo a fronteggiare situazioni in cui sarebbe necessario il confronto con i colleghi, rischia di perdere il controllo della situazione.

Secondo la letteratura internazionale, il 10% degli errori di diagnosi in emergenza sono determinati da una scarsa conoscenza dell’anamnesi del caso che sta trattando, perché soprattutto manca una trasmissione efficiente dei dati relativi alla storia del paziente, gap che si risolverebbe, ad esempio, con il Fascicolo sanitario elettronico. Per questo, e per la natura stessa del concetto di emergenza, i professionisti del pronto soccorso si trovano spesso a gestire l’imprevisto. Ma l’imprevedibilità si governa solo con l’esperienza: l’uso dilagante di medici non ancora specializzati in pronto soccorso aumenta esponenzialmente il rischio di errore.

Cosa si può far concretamente nell’emergenza sanitaria per migliorare l’ergonomia e ridurre l’impatto del fattore umano?

Innanzitutto bisogna rendere possibile e strutturale il lavoro di squadra; poi sarebbe utile introdurre sistemi di supporto cognitivo, ad esempio schede con diverse serie di sintomi per avere score che indichi come procedere nei differenti casi clinici; infine, uno strumento utile si è rivelato essere la formazione attraverso la simulazione di situazioni estreme, per valutare le reazioni del singolo in quei casi, il “fattore umano”, e in base a questo orientare la formazione specifica. Per concludere è necessario che i professionisti aumentino la percezione del rischio, che spesso non hanno, proprio perché, come dicevamo all’inizio, i medici culturalmente non sono formati a tener contro dei propri limiti. È necessario cominciare da se stessi per migliorare performance, sicurezza del paziente ed efficacia delle cure.

#SIMEU18 Non stancarsi mai di imparare, la lezione di Franco Perraro

sabato, maggio 19th, 2018

Rodolfo Sbrojavacca, direttore della struttura di Medicina d’ Urgenza – Pronto Soccorso dell’Azienda ospedaliero universitaria di Udine, “Cosa ho imparato dai pazienti. Cosa ho imparato da paziente”Giovedì 24 maggio, Teatro Sistina Roma, Congresso nazionale Simeu 2018.

 

Il titolo della sua relazione, non lascia dubbi sul fatto che il suo intervento si concentrerà sull’importanza della relazione fra medico e paziente.

In realtà questa sarà solo una parte di un discorso difficile. La competenza del medico deve essere fondata anche su una solida formazione scientifica: su questa si basa l’efficacia dell’intervento di un professionista. Ma non basta. Si tratta di una relazione fra esseri umani e ogni volta è un’esperienza diversa. La qualità del risultato non può prescindere  dalla competenza del medico a cui il paziente dei rivolge per risolvere il suo problema di salute ma anche dalla sua capacità di comunicare. Riflettendo su questi temi in vista del mio intervento al congresso, non potevo non pensare alla figura di Franco Perraro, che è stato tra i fondatori della medicina di emergenza italiana, mio predecessore all’ospedale di Udine e soprattutto maestro in questa disciplina, per molti e anche per me.

 

In che senso la figura di Franco Perraro, che, ricordiamo, è stato insignito dal Presidente della Repubblica nel 2013 della Medaglia d’oro al Merito della Sanità pubblica, le è stata di spunto per l’intervento rivolto alla platea del congresso Simeu?

Chi lo ha conosciuto ricorda innanzitutto l’entusiasmo e la profonda umanità che Franco metteva in ogni sua iniziativa. Queste qualità, insieme alla competenza scientifica e all’acutissima sagacia, ne hanno fatto un medico brillantissimo, che ha saputo immaginare, insieme a pochi altri allora, un futuro diverso per la Medicina d’urgenza e per la Qualità in Medicina, i suoi due grandi ambiti di attività. Fu anche uno dei protagonisti della Riforma Mariotti che nel 1968 diede agli ospedali italiani una organizzazione omogenea, come la conosciamo oggi, su tutto il territorio nazionale. E come tutti i veri Maestri, non mancò della generosità sincera necessaria per fare scuola, lasciando dietro di sé persone capaci di proseguire il lavoro iniziato.

Alla luce di queste considerazioni, e tornando al titolo del suo intervento, durante la sua carriera cos’ha imparato dai pazienti?

Troppo poco, temo. Ho incontrato molte persone molte storie, per lo  più dolorose. Tutto questo fa parte del bagaglio di ogni medico. Ogni storia, ogni esperienza, ogni errore deve sempre essere anche uno stimolo far meglio la volta successiva, nell’interesse dei pazienti e anche per la crescita di una disciplina che deve diventare sempre più forte e affidabile, nella direzione dell’insegnamento dei migliori fra coloro che ci hanno preceduto.

#SIMEU18 Il paziente anziano in pronto soccorso

giovedì, maggio 17th, 2018

Intervista a Giovanni Ricevuti

Relatore al Congresso nazionale Simeu – Giovedì 24 maggio, Teatro Sistina, Roma 

 

Secondo una ricerca condotta da Simeu nel 2015, i pazienti con più di 80 anni aumentano nei pronto soccorso nazionali al ritmo di circa 100.000 all’anno, con un incremento del 50% dei casi di ricovero necessario dopo le cure in urgenza. Un trend che si conferma in questi ultimi anni, anche in relazione alla stima Istat secondo cui la popolazione dei “grandi vecchi” (over 85)  fra il 2007 e il 2050 è in aumento costante da 1,3 fino 4,8 milioni di persone. Si tratta di pazienti particolari, che si definiscono “fragili” perché spesso hanno un quadro clinico complicato, con malattie croniche, spesso più di una, riacutizzate per un evento scatenante che costituisce la causa della corsa in pronto soccorso.

Il Congresso Simeu di Roma dedica a questo tema una delle lezioni magistrali d’apertura, giovedì 24 maggio al Teatro Sistina, “La strategia paziente-centrica nel management dell’anziano”. Relatore, Giovanni Ricevuti, già professore ordinario di Geriatria e Medicina di emergenza-urgenza all’Università degli Studi di Pavia e tra i fondatori della Scuola di specializzazione in Medicina di emergenza-urgenza. Il professor Ricevuti ci ha concesso qualche anticipazione.

Perché il paziente anziano è sempre più centrale per la sanità pubblica e, in particolare, per l’emergenza?

La cura del paziente anziano è un problema complesso da diversi punti di vista, culturale, economico e medico. Dal punto di vista culturale è urgente un approccio specifico, perché è necessario declinare la cura in funzione della biologia di un paziente che, in conseguenza dell’età, presenta manifestazioni di ogni patologia nel 90% dei casi differenti dalle manifestazioni in un paziente più giovane. Così come sono differenti gli esiti dei farmaci. Quindi non ci si deve occupare della cura di una malattia in un paziente anziano, ma del paziente anziano che presenta quella particolare malattia. È necessaria un presa in carico globale della persona, partendo proprio dalle condizioni legate alla sua età anagrafica.

E dal punto di vista economico?

Le cure per gli anziani assorbono il 70% circa delle risorse del servizio sanitario nazionale: anche per questo quindi, in un sistema in difficoltà come la nostra sanità pubblica, è di stringente necessità una particolare attenzione ai percorsi di questo tipo di paziente, attenzione che oggi in Italia, nella stragrande maggioranza dei casi è ancora carente.

Queste considerazioni in che direzione devono far mutare la gestione medica del paziente anziano?

È necessario che i medici dell’emergenza siano sempre più preparati in ambito geriatrico, perché la popolazione invecchia e i pazienti sono sempre più complicati dal punto di vista clinico, con una crescente comorbilità. Il trattamento del dolore meriterebbe poi una trattazione a parte per questo tipo di pazienti. All’estero esistono pronto soccorso dedicati ai pazienti anziani. È indispensabile arrivare a percorsi dedicati dal punto di vista clinico e anche rafforzare la geriatria nel progetto didattico della scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza in modo tale che i nuovi specialisti siano sempre più preparati a riconoscere le patologie geriatriche e a intraprendere il più corretto trattamento per i singoli casi.

#SIMEU18 I Giovani al Congresso di Roma, 24-26 maggio 2018

lunedì, aprile 16th, 2018

di Maria Teresa Spina, Rappresentante Giovani Simeu nazionale

Il Congresso nazionale di maggio è un’occasione imperdibile per i giovani, perché è il momento in cui la Società scientifica si guarda allo specchio e si racconta. Chi sono oggi i Giovani in Simeu, in una disciplina in così profonda trasformazione? Dobbiamo esserci per essere riconosciuti: se vogliamo che Simeu rappresenti  il mondo della Medicina di emergenza-urgenza reale in tutti i suoi aspetti non possiamo mancare. La Società può dar voce alle nostre esigenze ed esperienze professionali solo se partecipiamo alla sua vita e alle sue attività. E il Congresso nazionale è forse il momento più importante in assoluto. L’esigenza che tutti noi sentiamo come impellente è di definire sempre meglio e rafforzare l’identità del medico di emergenza. Per questo i giovani Medici d’Urgenza, specialisti e specializzandi, devono essere protagonisti, fautori, anche in maniera critica quando occorre, ma sempre in chiave propositiva, di questo percorso di crescita e cambiamento.

A Napoli nel 2016 i giovani sono stati una presenza importante per numero iscritti: succederà anche a Roma a maggio ed è bello vedere in questa edizione i nomi di tanti giovani colleghi che prenderanno la parola per raccontare e ci formare i colleghi su quanto c’è di nuovo. Ed è altrettanto gratificante vedere come ci sia la volontà di dare voce e spazio ai più giovani, agli specializzandi: il 24 Maggio il Congresso ospiterà l’Assemblea dei colleghi iscritti a CoSMEU (Coordinamento Specializzandi Medicina d’Emergenza – Urgenza) nel segno di una continuità necessaria e costruttiva nell’ambito della medicina di emergenza-urgenza.

Arrivederci a Roma!

 

Tutte le informazioni sul congresso, iscrizioni, programma, sede e altro sul sito dedicato.

Il saluto e gli auguri di Buone Feste di Francesco Rocco Pugliese, neo presidente Simeu

giovedì, dicembre 21st, 2017

 

Carissimi Soci,

sono stato recentemente eletto come Presidente della Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza (SIMEU). Dopo i dovuti ringraziamenti, bisogna immediatamente analizzare la situazione politico-sociale attuale: stiamo attraversando una fase storica particolarmente critica, quindi la nostra Società scientifica dovrà affrontare grandi sfide in un momento delicato. Dopo il riconoscimento della disciplina e della specializzazione bisogna assolutamente continuare sulla via di crescita della Società, per fare in modo che nei prossimi anni diventi punto di riferimento sempre più riconosciuto nel panorama sanitario nazionale e possa così contribuire concretamente a mantenere, sempre migliorando, l’efficienza e la qualità della Sanità pubblica nazionale.

Per arrivare a questo traguardo bisogna sviluppare ulteriormente la formazione degli operatori sanitari, impegnarsi nella ricerca scientifica, migliorare la comunicazione con le istituzioni e le associazioni dei cittadini, dare ascolto e supporto ai giovani e all’area nursing. Da tenere in debita considerazione anche le condizioni lavorative degli operatori sanitari del mondo dell’urgenza e il consolidamento delle collaborazioni intersocietarie.

Il progetto, caratterizzato dai molteplici obiettivi sopra indicati, non può essere realizzato da una persona sola e neppure dagli organi societari ma ha bisogno di tutti i soci.

Ringraziando per la fiducia accordatami colgo l’occasione per augurare a tutti un Sereno Natale 2017.

Francesco Rocco Pugliese

Presidente nazionale SIMEU

 





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