IL BLOG DI SIMEU

 

A Sydney vanno in scena i social media come strumento della medicina di area critica

Tre giorni di incontri, livetwitting e confronto a Smacc 2013

 di Silvia Alparone

Innovazione, connettività, formazione: sono le parole d’ordine di Smacc, Social media and critical care, convegno internazionale sui social come strumento per la medicina di emergenza-urgenza e di area critica, che si tiene a Sydney dall’11 al 13 marzo.

Se per buona parte del mondo medico (e non solo) i social sono ancora sinonimo di intrattenimento che poco o nulla ha a che vedere con l’attività professionale, per un’altra parte, per ora minoritaria ma in fortissima crescita, si tratta di strumenti potentissimi di rinnovamento, comunicazione, aggiornamento. Foam, Free Open Access Medicine, a cui è stato dedicato un post recente a firma di Fabio de Iaco su questo blog, ne è un esempio.

La Smacc di Sydney è il primo congresso multidisciplinare di medicina di area critica strutturalmente organizzato in chiave social media. Saranno presenti relatori di primo piano nelle discipline dell’emergenza come Scott Weingart, Joe Lex, Simon Carley, Simon Finfer, Cliff Reid, Anthony Holley and John Myburgh. La parola d’ordine è “partecipazione” non solo per coloro che saranno fisicamente presenti a Sdney ma anche per tutti coloro che in tutto il mondo vorranno prendere parte al congresso virtualmente.

Durante le tre giornate saranno trattati i temi più rilevanti in ambito clinico e verranno confermate prassi comunicative ormai consolidate soprattutto all’estero, come la Pecha Kucha presentation, a cui Smacc 2013 dedica un’attenzione particolare. Si tratta di una modalità di elaborazione delle slide da convegno che sia allo stesso tempo accattivante ed efficace: 20 immagini su cui parlare per 20 secondi ciascuna per un totale di 6 minuti e quaranta secondi al massimo, per lanciare un messaggio, trasmettere un’infomazione in modo che arrivi alla platea in modo preciso e sintetico, evitando presentazioni troppo lunghe in cui rischiano di annegare e passare inosservate informazioni interessanti e utili.

Il Pecha Kucha (espressione onomatopeica giapponese che riproduce il suono di una conversazione sulla falsariga dell’italiano “cicaleccio”) è stato inventato a Tokyo nel 2003 da Astrid Klein e Mark Dytham della Klein-Dytham Architecture come serata evento nelle quali diversi designer presentano i propri lavori. Le Pecha Kucha Night sono diventate un evento di moda nel mondo dell’architettura e del design gli eventi di questo genere si stanno moltiplicando in giro per il mondo, estendendosi ad altri settori, tra cui quelli medico-scientifici.

E Smacc su twitter propone un tutorial per creare la propria presentazione PK on line:

 

 

 

Il programma completo di Smacc 2013 su http://smacc.net.au/

Sarà poi possibile seguire i lavori tramite i livetwitting dei diversi eventi in calendario, con #smacc2013 e poi ancora in livestreaming e in podcast.

 

@smacc2013 “SMACC is the most exciting innovation in the critical care calendar, bringing together all the Critical Care Specialties on a modern stage”.

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One Response to “A Sydney vanno in scena i social media come strumento della medicina di area critica”

  1. Fabio De Iaco Says:

    Ieri sera mi è successa una cosa fantastica: ho seguito in diretta streaming da Sidney la sessione di apertura dello SMACC.
    Non mi soffermo sui contenuti (fantastici, da tutti i punti di vista) ma sullo stile: informale, amichevole, niente podi nè cattedre nè microfoni fissi, presentazioni di altissimo impatto, e con un’interattività mai vista: domande e reazioni da Twitter riportate “in diretta” ai relatori, tanto che quando qualcuno dei presenti ha chiesto di fare una domanda direttamente dall’aula c’è stata qualche risatina: “Aaah, vecchio sistema…”.
    La riflessione è una sola: nel campo della formazione e dell’aggiornamento in Medicina, esiste un sistema migliore di questo per ottimizzare le risorse?
    Soprattutto (anche se non ho i dati): quante persone nel mondo hanno ascoltato le relazioni di Scott Weingart, John Myburgh e Cliff Reid?
    La tecnologia utilizzata ieri è ormai banale, eppure fino ad ora raramente siamo stati in grado di applicarla al nostro mondo.

    È evidente che tutto questo ha in sé qualcosa di rivoluzionario ed incredibilmente democratico: nei contenuti (solidissimi, irriverenti, “dogmalitici”, fondati su un nuovo sistema di circolazione delle informazioni) e nelle modalità della comunicazione.

    Credo che anche nel nostro piccolo mondo italiano non potremo non fare i conti con tutto questo.

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