IL BLOG DI SIMEU

 

Considerazioni su un “genere” particolare

di Maria Pia Ruggieri

 

Tema moderno e attuale è la “salute di genere”.

Ma cos’è la “salute” di “genere”?

 

E’ il benessere psichico e fisico di un individuo, la salute, il risultato dell’influenza di differenze biologiche, socio-economiche e culturali: il genere.

 

Ma esiste anche un “genere urgentista’?

E quali sono le varianti che condizionano la “salute del genere urgentista’?

 

Intanto definiamo “urgentista”.

E’ un professionista appassionato dell’idea che – in poco tempo con tutte le proprie conoscenze e competenze e soprattutto con grande umanità – si deve salvare una vita, si deve alleviare la sofferenza di un individuo, si deve comunicare la perdita di una persona cara ai familiari, si deve gioire e piangere nello stesso tempo. Si deve fare tutto quello che si può per tutti coloro che bussano alla porta del Pronto Soccorso, per tutti coloro che richiedono l’intervento di una ambulanza, sempre: di notte, di giorno, durante le festività e durante le ferie degli altri.

 

Ecco, il “genere urgentista” è questo:

un misto di emozioni, nozioni, competenze pratiche, flessibilità e capacità di adattamento, nelle situazioni più difficili e più complesse, vissute come una sfida da vincere per il malato; un professionista con il camice vissuto dopo un turno, con la mascherina oramai incollata sul viso, con le rughe e le occhiaie scolpite sul volto dopo un turno di notte, con il cuore gonfio di dolore dopo una vita persa, con il cuore esplosivo di gioia per aver ridato il sorriso a qualcuno.

 

Le varianti che condizionano la salute dell’urgentista – quella che dovrebbe essere il benessere psichico e fisico in situazioni già complesse per tipologia di lavoro – sono le risorse a disposizione (operatori sanitari, colleghi, strumenti, farmaci, tecnologia, ….), l’ambiente attrezzato (sala dell’emergenza, reparto di medicina d’urgenza, letti monitorizzati di subintensiva, osservazione breve intensiva in PS,…), il riconoscimento della professionalità da parte degli altri colleghi specialisti, delle direzioni aziendali, dei cittadini.

Dico “riconoscimento della professionalità” e non “dell’eroicità” perché di eroico non ci sarebbe davvero nulla se si facesse semplicemente il proprio lavoro – quello scelto – nelle condizioni previste per quella attività.

 

E invece cosa succede oggi?

Il “genere urgentista” purtroppo non gode di buona salute.

E’ demotivato, stanco, afflitto perché non trova corrispondenza tra la scelta motivazionale fatta e quello che è la realtà in cui lavora.

Le varianti infatti sono solitudine, tanta fatica, tanti rischi, aggressività, nessun (o scarso) riconoscimento, risorse non sufficienti.

 

Se il “genere urgentista” si è gravemente ammalato anche il servizio pubblico del PS e del 118 rischia di ammalarsi irreversibilmente. Salviamo il PS ed il 118 e tutti gli operatori che ci lavorano.

Proviamoci! Non molliamo!

 

La dott.ssa Ruggieri al XII Congresso Nazionale SIMEU

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