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Pubblicato l’Update 2015 delle Linee Guida dell’American Heart Association (AHA) per la rianimazione cardiopolmonare e il trattamento delle emergenze cardiovascolari

giovedì, ottobre 22nd, 2015

Della redazione blog Simeu in collaborazione con Patrizia Vitolo, responsabile dell’ITC AHA-SIMEU

Il 15 ottobre scorso è stato pubblicato l’Update delle Linee Guida dell’American Heart Association (AHA) per la rianimazione cardiopolmonare e il trattamento delle emergenze cardiovascolari (comunicato stampa di Patrizia Vitolo)

Come già specificato nel titolo, non si tratta di una revisione completa delle linee guida del 2010 ma piuttosto un aggiornamento focalizzato sui temi per i quali sono disponibili nuove e significative evidenze scientifiche o dove vi è maggiore dibattito, così come segnalato anche dalla rete formativa. Ciò preannuncia quanto succederà nel prossimo futuro: non vi saranno più revisioni complete delle linee guida a scadenze regolari, bensì un aggiornamento continuo delle singole parti a mano a mano che nuove evidenze scientifiche rilevanti emergeranno dalla letteratura, in modo tale da abbreviare i tempi rispetto alla loro effettiva introduzione nell’assistenza del paziente. Una versione aggiornata delle linee guida, costituita dal documento del 2010 con gli aggiornamenti del 2015 e quelli successivi, sarà costantemente disponibile a questo indirizzo.

Le novità più rilevanti contenute nelle linee guida riguardano:

  • La differenziazione delle catene della sopravvivenza per l’arresto cardiaco extra e intra-ospedaliero;
  • la frequenza delle compressioni toraciche e loro profondità nell’adulto e nel bambino;
  • l’impiego delle compressioni meccaniche;
  • Il ruolo dei dispatcher nel riconoscimento dell’arresto cardiaco extra-ospedaliero e le relative indicazioni ai laici (Hands Only CPR);
  • ruolo sempre più importante dell’allertamento, della RCP e della defibrillazione precoce (Progetti PAD) da parte di laici testimoni dell’arresto;
  • Impiego del naloxone, anche da parte dei soccorritori laici, da dare per via intranasale;
  • La rimozione della raccomandazione alla somministrazione della vasopressina;
  • Indicazioni sulle Sindromi Coronariche Acute che recepiscono le nuove indicazioni internazionali pubblicate negli ultimi anni.

Per ulteriori approfondimenti, rimandiamo agli “Highlights” ufficiali, la cui edizione italiana è stata curata da Patrizia Vitolo, responsabile dell’ITC AHA-SIMEU e da Lorenza Pratali, responsabile dell’ITC AHA-ANMCO.

SIMEU, in virtù di un accordo del 1999, è International Training Center e organizza per conto di AHA tutta la gamma di corsi di Rianimazione Cardiopolmonare di base per tutte le fasce di età rivolti sia a laici sia a soccorritori professionisti (Heartsaver ® AED, BLS Healthcare Provider) e corsi avanzati per vittime adulte (ACLS, ACLS Experienced Provider) e per bambini (PALS). Per programmi e schede illustrative dell’intera offerta formativa cliccate su questo link.

La presenza dei familiari durante la rianimazione cardio-polmonare: cosa ne pensate?

mercoledì, febbraio 26th, 2014

di Paolo Balzaretti, redazione blog Simeu

@P_Balzaretti


Nell’ultimo fascicolo dell’Italian Journal of Emergency Medicine, un interessante articolo di Massimo Monti, Gabriele Prati, Samantha Caligari dal titolo “I familiari durante l’emergenza: intralcio o risorsa? Cosa ne pensano gli operatori sanitari? Ricerca sul campoapprofondisce un tema importante, quello della presenza dei familiari durante l’esecuzione di procedure invasive e della rianimazione cardio-polmonare nell’ambito dell’Emergenza-Urgenza, sia ospedaliera che pre-ospedaliera, e in Terapia Intensiva.

E’ un argomento che suscita molto dibattito. Nonostante siano disponibili evidenze secondo cui la presenza dei familiari favorisce la possibilità di tollerare meglio il lutto e riduce l’incidenza di disturbo post-traumatico da stress (Jabre 2013), esistono ancora resistenze a consentire che i familiari siano presenti durante le manovre di rianimazione cardio-polmonare (RCP). Ciò è soprattutto dovuto al timore che i familiari intralcino in qualche modo le procedure, che ciò che vedono sia eccessivamente traumatizzante e, non ultimo, che aumenti la possibilità di essere esposti a controversie medico-legali.

Il lavoro è molto completo ed esaustivo. Leggendo i dati raccolti mi sono chiesto quale fosse la situazione all’estero e ho fatto una breve ricerca esplorativa su PubMed. Ho trovato 8 articoli (vedi materiale aggiuntivo) pubblicati dopo il 2000, che costituisce un anno di svolta che ha visto la pubblicazione delle prime linee guida sull’argomento da parte dell’American Heart Association. Gli studi sono eterogenei, provenendo da varie nazioni del mondo e interessando medici e infermieri in diverse percentuali (il setting però è omogeneo, avendo limitato la ricerca agli studi eseguiti nell’ambito del DEA). Nel complesso, la percentuale degli operatori sanitari favorevoli alla presenza dei parenti durante l’RCP oscilla tra il 20 e il 35%, con alcune punte fino al 60-70% nei Paesi anglosassoni. Tali risultati sono per la maggior parte inferiori rispetto a quelli segnalati nel lavoro di Monti e colleghi; anche Bambi et al., nella loro survey effettuata in Italia nel 2007, riportavano che solo il 19% degli intervistati riteneva opportuna la presenza di parenti.

Ciò cosa significa? Davvero questi dati testimoniano una maggiore sensibilità degli operatori italiani ai desideri di vicinanza ai pazienti sperimentati nelle situazioni, mossa dalla consapevolezza crescente dei possibili benefici che la presenza dei congiunti può determinare? Ci sono poi altri quesiti: se davvero crediamo che la presenza dei familiari sia positiva, è opportuno creare un protocollo condiviso a livello locale sull’argomento o lasciare la decisione alla sensibilità dei presenti? A questo proposito, nello studio è inclusa una sintesi delle principali linee guida internazionale sull’argomento.

Per raggiungere direttamente il fascicolo di gennaio dell’Italian Journal of Emergency Medicine cliccate qui. Fateci sapere cosa ne pensate.

 





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