IL BLOG DI SIMEU

 

Le parole, qualche volta, ci salvano

di Anna Arnone, Infermiera

 

Il verbo rivela moltissimo della nostra psiche e di come intendiamo i rapporti con gli altri: la scelta apparentemente casuale o automatica di come vogliamo intenderci diventa un’occasione di riflessione per scoprirci da nuove angolazioni.

 

Utilizzare determinate parole non è sempre sbagliato perché la lingua cambia in base al nostro uditorio, si gonfia, si modella e si assottiglia a seconda di chi ci ascolta e delle nostre intenzioni comunicative.

 

Talvolta, l’errore avvicina, fa sentire meno soli e rende simili.

Tuttavia, in una relazione di cura questo non deve accadere, per quanto si abbia fretta di rispondere prontamente all’urgenza della cura.

Ecco, vorrei che facessi altrettanto anche tu, vorrei che ti servissi delle parole con occhio lucido per rispondere sì alle tue necessità espressive, ma per seguire un fine comune, realizzare il bisogno dell’altro.

 

Ciò che regola ogni nostro discorso è la consapevolezza, ovvero la capacità di modularlo in base al contesto. Ogni nuovo inizio può dunque avvenire solo dopo un’analisi accurata, dopo un’attenta riflessione dei punti di forza e di debolezza delle parole adoperate, con un’osservazione sfaccettata degli errori più comuni.

Solo così potremo padroneggiare le parole e renderle pronte all’uso.

 

Dal mio punto di vista, il grande regalo che possiamo fare alla relazione di cura risiede in un’aggiunta, non in una sottrazione. In un tempo come il nostro, caratterizzato da grande velocità, distrazioni e prestazioni performanti, le parole rischiano di perdere la loro linfa, il suono melodioso del loro incanto.

Non deve esserci impoverimento: le parole meritano senza dubbio un altro trattamento, come i nostri pazienti.

 

Gli errori più comuni che commettiamo oggi rischiano di portarci alla deriva della relazione di cura, indebolita dalle questioni burocratiche, dalla presenza ridotta all’osso delle risorse umane.

La parola e la relazione di cura, assolto il loro compito, cercano nuove sponde, tendono la mano ad altri mondi, a nuovi orizzonti personali e comunicativi.

 

Come in una tempesta, i gesti e le parole accuratamente scelti sono in grado di portarci alla deriva o, al contrario, come una panacea, ci rivestono di morigeratezza e diventano il sicuro alleato alle insidie quotidiane, permettendoci di sperimentare e assolvere al nostro compito.

 

 

Tratto da Parole di cura. Come le parole possono migliorare le nostre relazioni (di cura)

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