IL BLOG DI SIMEU

 

Conviene ancora fare l’infermiere? E soprattutto lavorare in emergenza urgenza?

di Giovanni Del Rio

 

“Ah ma allora c’è ancora qualcuno orgoglioso ed entusiasta di fare questo lavoro…perchè sai, tanti dei tuoi colleghi che ho incontrato in questi ultimi tirocini sono delusi e demotivati, e soprattutto sono pentiti di fare l’infermiere ….”

 

Ammetto che l’aver sentito queste parole da parte di uno studente del 3° anno di infermieristica mi hanno dato un pò fastidio, mi hanno fatto capire ancora meglio come anche la nostra professione stia subendo un’involuzione negli ultimi anni, ed esso sia al tempo stesso un monito per la situazione che pian piano si sta delineando anche nel nostro quotidiano.

 

Negli ultimi due anni, con l’avvento del COVID-19, tutta la popolazione mondiale ha visto stravolgere la propria vita lavorativa e famigliare, ha ridisegnato i rapporti umani. Per alcuni però ha significato vedere stravolta letteralmente il proprio lavoro, ha visto minare e far vacillare le proprie certezze, proprio a causa di questo “mostro” improvviso e sconosciuto, che nel giro di pochi giorni cominciava a mietere vittime una dietro l’altra.

 

Da quel fatidico 20 febbraio 2020, primo caso accertato in Italia, tutto il mondo sanitario, ed in primis medici ed infermieri dell’emergenza urgenza, si sono trovati davanti ad una malattia ignota e a segni e sintomi sconosciuti, a trovarsi per la prima volta in vita loro completamente in balia degli eventi, totalmente impreparati ad un evento simile…

 

Ma è proprio in questi momenti così delicati e unici, che si è mostrata tutta la nostra preparazione, tutta la nostra resilienza e voglia di non mollare mai, tutto il nostro spirito di voler aiutare i nostri pazienti a tutti i costi, anche a scapito della propria salute e della propria vita.

 

In oltre due anni, tutti noi infermieri, sia del mondo dell’emergenza urgenza, sia colleghi, che dalla notte al mattino si sono trovati catapultati in reparti covid creati nella notte, si sono ritrovati a dover curare le persone prima ancora dei pazienti, delle quali non avevamo certezza potessero arrivare a fine turno, non avevamo certezza che potessero salutare ancora i loro cari …

 

Non avevamo certezze neanche noi infermieri, professionalmente parlando, perché abbiamo ancora tutti davanti agli occhi i primi giorni, le prime settimane passate a contrastare una pandemia senza dispositivi di protezione adeguati, senza conoscere esattamente come si trasmetteva e per quanto sarebbe durato.

Da qui si alimentava in noi la più grande paura, cresceva il terrore di poterlo portare a casa e trasmetterlo ai nostri cari, ai nostri figli …

 

Tanti di noi infermieri in questi anni hanno perso colleghi, hanno perso amici, hanno perso familiari, ma mai è mancata la volontà di dare il proprio contributo, mai è mancata il desiderio di poter trovare o dare un aiuto concreto ed efficace per porre fine alla pandemia. Molti di noi sapevano quando iniziava il proprio turno, ma mai quando sarebbe finito, perché vi era sempre qualcosa da fare, perché ci si aiutava uno con l’altro  … perché non si voleva lasciare da solo il paziente tutte quelle ore da solo in barella ad aspettare un ricovero che non arrivava mai, oppure doveva essere trasferito in un’altra città perchè non bastavano i posti letto ….

 

Quante mani abbiamo stretto fra le nostre mentre il paziente esalava i suoi ultimi respiri, quanti pazienti abbiamo aiutato a dare l’ultimo saluto perchè le condizioni erano troppo gravi … Quanti viaggi in ambulanza con i pazienti covid (magari in CPAP o ossigeno terapia, per cui terreno fertile per i dropplet) nella speranza di poter arrivare in tempo, mentre in noi vi era anche la sacrosanta paura di ammalarsi e portarlo a casa …

 

Potrei andare avanti per ore a scrivere di quello che abbiamo passato in questi due anni, ma non è questo il momento nè il luogo, possiamo discutere per settimane che siamo sottopagati, che non vediamo riconosciuti i nostri diritti, che non vediamo riconosciuti i nostri titoli di studio, ma non è questo il momento nè il luogo…

 

Sono il primo a sapere, e perché no a reclamare, che l’infermiere di oggi ha molteplici competenze, ha un expertise di notevole spessore, ha un background che lo colloca di diritto fra i principali attori nel sistema della sanità nazionale.

 

Ma con il mio intervento di oggi, vorrei semplicemente per un momento, far ritornare in mente a tutti i colleghi perché abbiamo scelto di ESSERE infermiere, non di fare l’infermiere …

 

Io ho scelto di essere infermiere tanti anni fa, e non perché sono un medico mancato, ma perché volevo essere proprio questo, fin da ragazzo, come possono testimoniare i miei genitori e tutti i miei amici fin dall’epoca.

Ho scelto di essere un infermiere, per di più nel mondo dell’emergenza urgenza, perchè ho la possibilità di stare di fianco al malato nei suoi momenti più critici e importanti, perché grazie alla mia preparazione e alle mie competenze ho la possibilità di dare una speranza a quella persona di poter riabbracciare i suoi cari anche nelle situazioni più drammatiche.

 

Ho scelto di essere un infermiere perché nel momento del bisogno, quando mai ne avrò bisogno, vorrei trovare un collega al mio fianco con la mia stessa passione e voglia di fare la differenza, senza mai scordarsi il lato umano delle persone.

 

Lavorare in un’unità operativa di emergenza urgenza comporta tanti sacrifici, personali e familiari, comporta avere turni lavorativi stravolti dall’oggi al domani,  comporta una preparazione continua e non sempre riconosciuta, comporta far parte di un team dove alcune dinamiche talvolta possono far vacillare il gruppo, ma è proprio il gruppo stesso a trovare la forza per uscirne più forti e uniti di prima …

 

Per cui volendo rispondere al quesito iniziale: SI’ vale assolutamente ancora la pena ESSERE un infermiere e non cambierei mai il mio lavoro con nessun altro, così come non potrei più lavorare in nessun reparto che non sia all’interno del mondo dell’emergenza urgenza.

 

Ovviamente sono solo alcune mie considerazioni, e per questo ho chiesto a diversi colleghi infermieri – soci SIMEU – di portare alla vostra attenzione anche la loro esperienza, cosa significhi anche per loro essere un infermiere di emergenza urgenza. I loro contributi saranno presto pubblicati su questo blog.

 

Per ultimo, concedetemi un particolare pensiero rivolto a tutte le famiglie dei colleghi deceduti per covid in questi anni, o ai colleghi che si sono ammalati in maniera grave per essere stati infermieri fino all’ultimo.

 

E’ anche per tutti voi che ogni giorno cercate di onorare al massimo il nostro lavoro, il nostro ESSERE INFERMIERE.

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