IL BLOG DI SIMEU

 

Riflessioni di un medico d’urgenza a 24 mesi dall’inizio della pandemia

di Emmanuele Tafuri

 

Il covid ha cambiato la medicina d’urgenza ma, prima ancora, ha cambiato noi tutti nel modo di relazionarci e questo inevitabilmente si è ripercosso sul nostro lavoro.

Noi professionisti MEU – da sempre in prima linea – abbiamo visto in diretta la trasformazione dello scenario. Repentinamente, in pochi giorni.

Esattamente due anni fa in maniera del tutto empirica organizzavamo i primi percorsi, i primi “protocolli” contro un nemico oscuro, fino a quel punto del tutto sconosciuto.

 

Noi dell’emergenza-urgenza avevamo, come sempre, il dovere di capire, di soccorrere e purtroppo nelle prime fasi ci siamo esposti anche in maniera non idonea fino a perdere anche la vita.

Per essere al servizio dei cittadini sempre e comunque. Per il nostro lavoro.

Il covid ha ribadito il ruolo cruciale, centrale addirittura essenziale della MEU nel mondo intero e in particolare nella nostra nazione.

Questa drammatica pandemia ha però avuto il vantaggio di aver finalmente reso pubbliche le carenze in termini di personale, di spazi, di strutture delle nostre unita’ operative di pronto soccorso. Nello stesso tempo – in un momento di difficolta’ unico e straordinario direi della storia recente – siamo stati capaci, pur con le scarse risorse umane e di mezzi, a fronteggiare qualcosa di inimmaginabile.

 

La pandemia inoltre ci ha fatto diventare improvvisamente “eroi” a nostra insaputa.

Non ci sentivamo tali ne’ prima ne tantomeno dopo;  in realta’ abbiamo sempre fatto cio’ che l’opinione pubblica ha “scoperto” solo recentemente. Ma attenzione … questi eroi potrebbero rapidamente trasformarsi di nuovo in carnefici! Osannati su tutti i media pensavamo che le aggressioni verbali e fisiche in PS potessero diventare solo un brutto e vecchio ricordo.

Purtroppo no. Sembra essere già tutto dimenticato: negli ultimi mesi si contano molti episodi di violenza e mancanza di rispetto delle nostre persone.

 

Eppure in questi 24 mesi le nostre competenze hanno davvero fatto la differenza!

Ci siamo trasformati in sub-intensive, abbiamo rimodulato percorsi, ambienti, conoscenze e comunque sempre garantito le urgenze di altra tipologia non legate a covid19.

In tutta Italia si e’ creata  tra le strutture MEU una rete virtuale dove ci siamo scambiati, notizie, informazioni, esperienze pratiche, protocolli per gestire “un qualcosa” che soprattutto nella prima ondata era tanto oscuro quanto insidioso.

 

La pandemia ci ha fatto anche capire come il pronto soccorso sia stato utilizzato in maniera erronea in passato. Il calo degli accessi – soprattutto nei periodi di picco pandemico – ne sono in parte testimonianza.

Per questo e molto altro la medicina d’urgenza non sara’ piu’ la stessa.

Il ruolo centrale acquisito e meritato sul campo, deve essere il nostro punto d’inizio per una nuova era della medicina d’emergenza-urgenza. Tutta l’esperienza degli ultimi 2 anni deve essere utilizzata per chiedere a gran voce di colmare le carenze di personale e di strutture, per rafforzare il concetto che la formazione di medici ed infermieri d’ urgenza e’ prerogativa fondamentale, perche’ oggi si chiama covid ma in un giorno qualunque del futuro potra’ essere una qualsiasi altra maxi emergenza alla quale noi tutti in prima linea, vogliamo e dobbiamo trovarci preparati.

 

Non abbiamo paura delle emergenze!

E’ come se il nostro dna fosse strutturato per questo; vogliamo solo essere accompagnati nella dignità del nostro lavoro con le stutture necessarie ed il rispetto delle necessità.

Detto questo sicuramente la responsabilita’ di essere in prima linea l’abbiamo sentita e la sentiamo costantemente; offrire risposte certe, chiare e rapide alla popolazione è un compito difficile che ci spetta e che dobbiamo e vogliamo onorare nel migliore dei modi.

 

Molti – tra noi operatori sanitari – hanno avuto in questi anni e ancora hanno momenti di sconforto… capita di pensare per un attimo che “non possiamo farcela” ma poi… nel momento in cui indossiamo la tuta e vediamo la sofferenza, capiamo che farcela per i pazienti è l’unica cosa che davvero desideriamo, per noi stessi e per il nostro team.

Purtroppo dopo ciascun picco epidemico non c’è stato mai un vero e proprio riposo… la nostra mente andava sempre a cio “che sarebbe potuto ancora accadere” e che puntualmente poi è arrivato. Il virus ancora non è morto e non morirà almeno per un altro pò attacca in maniera aggressiva e per sua natura, non volendo sparire muta.Le famose varianti.

Dobbiamo sconfiggere il virus anche con l’aiuto della popolazione, con dei comportamenti sani, di prevenzione insieme alla campagna vaccinale perché i comportamenti non adeguati hanno spesso compromesso l’attività di prevenzione e di cure che erano state messe in atto.

 

Ora siamo al calo di contagi della quarta ondata, ma non dobbiamo abbassare troppo la guardia:  non è ancora finita! Dobbiamo prepararci a cio’ che potra’ essere il prossimo autunno e auspichiamo che la popolazione comprenda. La vita deve riprendere e potrà accadere solo se attuiamo dei meccanismi sani e maturi di comune consapevolezza.

Il vaccino può salvarci da questo terribile virus, e’ l’unico presidio insieme alla prevenzione che può bloccare il progredire dei contagi.L’atteggiamento di chi nega il progresso della scienza, contestando e mettendo in dubbio la vaccinazione e tutta la medicina basata sull’evidenza è assolutamente pericoloso.

 

Noi medici d’urgenza ci siamo, con i nostri infermieri, e ci saremo sempre: forza e soprattutto coraggio non ci mancano. Vogliamo però anche essere protagonisti della rinascita di un modo nuovo di operare al meglio mettendo a disposizione di tutti le nostre competenze e la nostra passione, elementi cardine del nostro lavoro. Sappiamo che il nostro apporto al sistema nel suo insieme è enorme, anche se troppo spesso “invisibilmente essenziale”.

 

In questi 2 anni la pandemia ci ha messi a dura prova ma ancora resistiamo; ne usciamo stremati ma i fatti hanno davvero dimostrato che la disciplina di emergenza-urgenza rappresenta un pilastro unico e fondamentale del SSN e proprio da essa bisogna ripartire per un futuro migliore.

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