IL BLOG DI SIMEU

 

Toscana: la polemica sui pronto soccorso di Pisa e di Livorno

 

La posizione Simeu: è solo la punta dell’iceberg della sofferenza dell’emergenza sanitaria toscana

 

In merito alle polemiche dei giorni scorsi sui pronto soccorso di Pisa e Livorno in seguito alle dichiarazioni sui social network di Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, riprese poi dai tradizionali mezzi di comunicazione, la Società italiana di medicina di emergenza-urgenza ha preso posizione come segue. Il comuincato è stato ripreso dall’Agenzia di stampa nazionale Ansa, che in un lancio dello scorso giovedì 26 giugno ha riportato la posizione del presidente regionale Simeu, Alessio Bertini.


Ritratto del Pronto soccorso di Pisa, 2009-2014

Il numero dei pazienti che stazionano in pronto soccorso in attesa di posto letto è in costante e continuo incremento. I primi mesi del 2014 hanno visto un significativo aumento degli accessi, in particolare dei codici rossi, i più gravi. Nel 2009 sono stati visitati circa 79.000 pazienti; oggi, 2014, stiamo andando verso i 90.000 accessi all’anno. Il personale è rimasto sempre lo stesso. Nel 2009 un codice giallo veniva visitato nella prima mezz’ora dall’arrivo, oggi, 2014, la media è superiore ai 60 minuti.

Ritratto del Pronto soccorso di Livorno, 2009-2014

Sono stabilmente circa 70 mila gli accessi dal 2009 al 2014, con un aumento sensibile però dei codici rossi, in seguito alla riorganizzazione della rete ospedaliera nella periferia di Livorno e di conseguenza dei percorsi di cura. Il mancato bersaglio del MeS, il Laboratorio in Management e sanità della Scuola superiore Sant’Anna, da parte della ASL 6 riguarda soprattutto la percezione degli utenti che sicuramente risente della carenza di personale, in particolare di infermieri rispetto alla media dei pronto soccorso toscani. Nel bersaglio MeS si rileva come questi elementi si associno a una percezione negativa dei pazienti riguardo al servizio erogato e anche a un clima interno non ottimale per gli operatori (http://performance.sssup.it/toscana/index.php per accedere al documento è sufficiente registrarsi sul sito).


Perché le aziende sanitarie regionali non ascoltano gli specialisti?

Ciò che si è verificato nei Pronto Soccorso di Pisa e di Livorno – dichiara Alessio Bertini, presidente Simeu Toscana – è solo la punta di un iceberg che affligge molte strutture anche in una Regione ‘attenta’ come la Toscana così come nel resto d’Italia.

Nel 2011 la nostra Società ha espresso indicazioni su come dovrebbero essere organizzati i Pronto Soccorso e sulle dotazioni organiche degli stessi (numero di accessi, presenza di Osservazione Breve Intensiva, e dell’area semi-intensiva, complessità della casistica) “Standard Organizzativi delle Strutture di Emergenza-Urgenza” (http://www.simeu.it/file.php?file=leggi&sez=articoli&art=3318), che alcune aziende, ma solo alcune, hanno iniziato a utilizzare per la riorganizzazione delle cure. Persino il MeS, il Laboratorio in Management e sanità della Scuola superiore Sant’Anna, ha individuato nei dati 2013 elementi di disparità nelle dotazioni organiche di infermieri e medici con il Pronto soccorso di Pisa che è tra gli organici (Medici e Infermieri) più risicati della Toscana. Ma anche questo segnale d’allarme è stato ignorato.

Se è vero che sono i cardiologi a spiegare come organizzare le UTIC, perché non vengono coinvolti i medici d’urgenza nell’organizzazione dei Pronto Soccorso?

Simeu raccoglie oltre 3.000 professionisti (medici ed infermieri dell’Emergenza-Urgenza) in Italia e, come società scientifica libera e volontaria, ha come obiettivo la qualità delle cure e l’efficienza delle strutture, gli stessi valori che interessano al cittadino.

Noi sappiamo, per esperienza quotidiana, quanto tempo è necessario dedicare a ciascun paziente per rendergli dignitoso il soggiorno in Pronto Soccorso e per adempiere a tutte le procedure necessarie per la sua sicurezza e per la tutela del rischio clinico.

In questi anni il sistema di verifica si è basato solo sulla misura dell’efficienza senza prestare troppa attenzione alla qualità delle cure e all’adeguatezza del personale. È possibile pensare di ridisegnare il sistema per “intercettare” entrambe queste necessità, ma non lo si può fare senza il coinvolgimento di chi il sistema lo conosce, lo governa e lo vive tutti i giorni”.

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