IL BLOG DI SIMEU

 

Gli Hangout di Simeu: cosa offre il web sui temi della medicina di emergenza-urgenza

di @SilviaAlparone

 

Cosa si trova in rete per l’aggiornamento professionale di medici e infermieri dell’emergenza: è stato questo il tema del primo hangout organizzato da Simeu, che si è concentrato su Foam, Free open access meducation, la “nuvola” di informazioni e dati utili alla professione – tutti accessibili facilmente e gratuitamente – che sta crescendo su internet a livello internazionale, coinvolgendo sempre di più anche l’Italia.

La registrazione dell’hangout – video chiamata con più partecipanti e la possibilità di condividere materiale durante la conversazione – che si è tenuto venerdì 11 ottobre, è archiviato e visibile sul canale pubblico di Simeu di Youtube, sul profilo di Google+ della Società ed fruibile direttamente da questo post:

Hanno partecipato Ciro Paolillo, della Medicina di emergenza-urgenza dell’Azienda ospdaliera Santa Maria della Misericordia di Udine, ideatore e coordinatore di A Life at Risk, Carlo D’Apuzzo, della Medicina di emergenza-urgenza e pronto soccorso dell’Ospedale Mauriziano di Torino, coordinatore e ideatore di Em Pills, Pillole di medicina di emergenza, Paolo Balzaretti, della Medicina di emergenza-urgenza e pronto soccorso dell’Ospedale Mauriziano di Torino, della redazione del blog Simeu.

I loro interventi hanno riguardato, nell’ordine, una breve introduzione su cos’è e che radici ha Foam, cosa produce l’Italia in questa “corrente di informazioni” in termini di siti internet e blog, e come ci si può orientare nell’enorme flusso di dati e commenti riconoscendo le fonti attendibili da quelle che lo sono meno.

Nei prossimi appuntamenti in via di programmazione, e che verranno annunciati su questo blog, si approfondirà il tema della medicina di emergenza-urgenza sul web. Si parlerà in particolare di social network e dei criteri per ordinare il materiale che si trova in rete.

A corredo del video, per chi volesse approfondire, di seguito i link alle pagine web mostrate durante l’hangout, per ciascun intervento:

Ciro Paolillo

Profilo su Linkedin di Mike Cadogan

http://www.linkedin.com/profile/view?id=14421874&trk=treasury-social-owner&goback=

www.lifeinthefastline.com

La storia e i numeri della FOAM

http://lifeinthefastlane.com/foam/

Gli RSS della FOAM

www.foamem.com

Google FOAM

www.googlefoam.com

FOAM: the Internet, social media and medical education.

emj suppl Oct 2013, www.emj.bmj.com/content/suppl/2013/09/10/30.10.DC1/emjsupp-2013-S10.pdf

 

Carlo D’Apuzzo

http://www.medicinadurgenza.org/ (MedEmIt)
http://medest118.com/
http://www.ventilab.org/
http://www.emergencyroom.it/p/partner.html
http://www.medicinaurgenza.it/
http://www.areacritica.net/sito/
http://www.simonenavarra.net/
http://www.simeu.it/blog/
http://edgeem.blogspot.it/
http://diariodiunsoccorritore.blogspot.it/
http://www.malatocritico.com/
http://empills.com/

Paolo Balzaretti

http://academiclifeinem.com/is-foam-to-blame-when-a-medical-error-occurs/

 

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3 Responses to “Gli Hangout di Simeu: cosa offre il web sui temi della medicina di emergenza-urgenza”

  1. MedEmIt Says:

    Bello. Molto interessante la discussione. Sulla QUALITA’ vorrei aggiungere due cose. Io credo che sia fondamentale per i siti o blog che gli autori e curatori della iniziativa siano riconoscibili. Che, cioè, io fruitore del blog possa sapere chi e cosa fa chi lo cura. Per alcune delle nostre iniziative questo non viene soddisfatto e io credo sia importante.
    Le voci bibliografiche devono essere sempre presenti e citate, per dare la possibilità a tutti di verificare quello che viene riportato.

    Riguardo alla affermazione che un blog che consente l’interazione con l’uitente sia una prova della migliore qualità, non sono pienamente d’accordo. E’ vero che esiste l’effetto wikipedia, per cui se io scrivo una cretinata qualcuno mi correggerà (e per fortuna!), ma questo di per se può avvenire anche per un sito web perchè i canali di comunicazione sono sempre aperti e, come diceva Carlo, ci sono poi altri posti dove la discussione è aperta (es Pagine facebook o linkedin o Google+). Il problema del tenere un blog o un sito è una questione di scelta. Avere un blog aperto richiede un grande impegno e costanza per leggere quello che viene scritto, e correggerlo se occorre o rispondere quando serve. Già l’impegno di un sito è notevole, soprattutto se consideriamo che nessuno di noi ci guadagna, e a me personalmente pensare di dover passare ancora più tempo su internet per un blog … mi spaventa e non rientra nelle mie scelte di vita 🙂

    Scherzi a parte. Ognuno di noi fa qualcosa per un motivo. MedEmIt , ad esempio, non è nato per un desiderio di chi lo ha ideato, ma per rispondere a una necessità. Era una iniziativa fra amici che è cresciuta così tanto da richiedere una organizzazione del materiale su una piattaforma che poi è diventata un sito. Chi oggi si avventura in questo campo lo fa con la stessa passione e dedizione, ma già sapendo quali sono gli obiettivi, che bisogna guadagnarsi ascoltatori e lettori e che occorre avere un progetto in mente. Questo aiuta ed è importante. Si può puntare, ad esempio, su una cosa specifica. Per essere originali, riconoscibili e di qualità. E’ la scelta di Ciro e Ilenia con A life at risk, o anche di chi ha creato il sito sul NUmber needed to treat. Che loro non si occupino di altro non è segno di scarsa qualità. E’ quindi nel manifesto di ciascuna iniziativa che si può cercare di capire se ciò che si fa è di qualità rispetto a quanto ci si propone.

    Dico questo riferendomi a siti e blog che nascono come iniziative personali per diffondere cultura e mettere in comune le proprie idee. Diversi criteri dovrebbero essere usati per altre iniziative che rappresentano società o riviste.
    Spero di essermi spiegata. Un caro saluto.
    Gemma Morabito

  2. MedEmIt Says:

    E dimenticavo una ultima cosa. Io credo che nell’interlocuzione anche chi parla debba essere riconoscibile. Sapere che certe cose le scrive Fabio De Iaco (come successo in un post recente di EMPills sulla ketamina) mi fa capire come devo ascoltare, piuttosto che se avessi letto le stesse cose firmate da un tale eleonora65. I nick name credo debbano essere riservati ai social network. E questa, badate, non è una critica verso qualcuno, ma una mia scelta personale.

  3. Paolo Balzaretti Says:

    Concordo praticamente su tutto ciò che hai detto.
    L’attenzione sulla qualità di ciò che si legge e sulle fonti diventerà sempre più importante in futuro, essendo plausibile che il numero di voci e di contributi che appariranno sarà sempre più ampio.
    Come hai colto, la mia attenzione è rivolta maggiormente ai contenuti che non alle forme con cui il materiale viene proposto. Per questo, non credo esista alcuna superiorità della forma blog rispetto a quella del sito. Tuttavia resto della mia idea che i blog garantiscano una maggiore immediatezza per lo scambio di opinioni riguardo a quanto pubblicato sui siti, per due motivi: in primo luogo i commenti rimangono “appiccicati” per sempre al post a cui si riferiscono, risultando facilmente reperibili anche in futuro laddove le osservazioni espresse su Twitter o Facebook potrebbero essere più difficili da recuperare a distanza di tempo. In secondo luogo, una discussione mantenuta su più piattaforme è più difficile da seguire e per sua stessa natura più dispersiva.
    Massima antipatia anche da parte mia per l’uso dell’anonimato nelle discussioni scientifiche.

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