TRIAGE SI CAMBIA: MA MEDICI E INFERMIERI DI PRONTO SOCCORSO SONO ANCORA TROPPO POCHI

Arriva finalmente la tanto attesa riforma del pronto soccorso, una serie di cambiamenti che riguardano il triage, ma anche Obi e gestione del sovraffollamento. La conferenza Stato Regioni ha ratificato, dopo una lunga attesa, durata anni, il documento preparato dal tavolo tecnico a cui, dal 2012, Simeu ha attivamente partecipato. A partire da oggi ci vorranno però ancora 18 mesi perché la riforma diventi realtà.

 

Per quanto riguarda il triage, dai colori si passa ai numeri e i livelli diventano 5, da 1 (i casi più gravi) a 5 (“non urgenza”) a cui le Regioni potranno associare ancora un codice colore: rosso per un’emergenza che richiede accesso immediato; arancione per urgenze dovute al rischio di compromissione di funzioni vitali o condizione stabile con rischio evolutivo o dolore serio (accesso entro 15 minuti); azzurro per interventi che vanno gestiti entro un’ora; verde per urgenze minori da gestire entro due ore; bianco per interventi non urgenti da gestire entro quattro ore. La riforma sottolinea ulteriormente il ruolo degli infermieri, cui è affidata oltre all’assegnazione del codice numerico anche la rivalutazione del paziente e il suo eventuale inserimento nel percorso “See&Treat” che porta a una visita specialistica.

 

La società scientifica già dallo scorso anno è impegnata a promuovere il sistema di codifica  con i 5 codici numerici, con un corso specifico per infermieri su tutto il territorio nazionale. Ma la crisi del pronto soccorso ormai è complessa e profonda e non basta questo cambiamento per risolvere la situazione: “Non è questa riforma del triage che ridurrà le attese in pronto soccorso: mancano 2mila medici e circa 10mila infermieri oggi all’emergenza-urgenza nazionale – sottolinea Francesco Rocco Pugliese, presidente nazionale Simeu – e le 400 borse di specializzazione conquistate quest’anno sono ancora poche e in ogni caso sforneranno specialisti non prima di un quadriennio. Intanto oggi dal Pronto soccorso i medici fuggono per il burnout, le aggressioni da parte dei pazienti e la mancanza di incentivi economici che compensino il disagio lavorativo».

 

In sostanza se non si procederà a una trasformazione organizzativa complessa dell’emergenza, la riforma rischia di rimanere lettera morta.

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