LA PROFESSIONALITà DEGLI INFERMIERI DI TRIAGE E LA NORMATIVA NAZIONALE


 

La professionalità degli infermieri di Triage e la normativa nazionale

 

In relazione alla segnalazione dello scorso 4 maggio del decesso di una donna che lamentava “dolori intercostali” in un pronto soccorso calabrese, premesso che è in corso un’indagine giudiziaria che dovrà appurare come si sono svolti i fatti, non possiamo tacere sulle considerazioni che il Codacons, tramite il presidente regionale della Calabria Francesco Di Lieto, ha diffuso agli organi di stampa.

Simeu, Società italiana della medicina di emergenza-urgenza sottolinea che le affermazioni di Di Lieto sono estremamente pericolose perché non solo delegittimano il lavoro quotidiano degli infermieri addetti al triage, incoraggiando inconsapevolmente le aggressioni al personale sanitario dei Ps, ma procura anche allarme perché insinua il dubbio che il triage non sia sicuro perché gestito da infermieri utilizzati al posto dei medici per “risparmiare”.

Di Lieto ignora che la competenza infermieristica del triage oltre ad essere esplicitata in tutte le linee guida internazionali di più alto spessore (Canada, Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna) , è normata anche in Italia, con le Linee Guida del 2001, attualmente in vigore, precedute dalle Linee Guida del 1996 in attuazione del DPR 27.03.92 che istituiva il sistema di emergenza in Italia.

Gli infermieri di triage devono essere esperti (almeno sei mesi per l’area critica) e formati con corsi di formazione specifica e devono applicare protocolli validati dal direttore del pronto soccorso. Sarà compito della magistratura appurare la presenza dei protocolli, l’iter formativo degli infermieri e il contesto in cui è avvenuto il fatto. Ogni attività umana e a maggior ragione quella sanitaria è gravata da un rischio di errore e che il triage sia un punto sotto questo aspetto strategico lo dimostra la raccomandazione 15 del ministero della salute sul rischio clinico: basterebbe seguire queste indicazioni per migliorare la sicurezza.

Di sicuro mai come adesso è acuto il problema della carenza di medici da reclutare: decine di concorsi in tutta Italia, specie nel campo dell’emergenza, sono andati deserti, e gli organici sono ovunque insufficienti. Chiedere al ministro Grillo, come fa Di Lieto, di “ridurre gli stipendi dei manager della sanità calabrese e assumere giovani medici a cui assegnare il compito fondamentale di valutare le priorità dei pazienti che accedono al PS” è solo uno spot senza fondamento, che rivela una profonda non conoscenza della complessità della situazione, creando false aspettative e verosimilmente generando procurato allarme.

È arrivato in momento di smetterla con gli slogan e fare in modo che la salute della popolazione non sia messa a rischio e che il lavoro di migliaia di medici ed infermieri non sia reso vano dall’inefficienza del sistema e dalla povertà delle risorse, nonché delle idee.


 

Francesco Rocco Pugliese

Presidente nazionale Simeu

 

Beniamino Susi

Faculty Simeu Triage

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