17 Novembre - Congresso Nazionale SIMEU - Comunicato stampa



SIMEU
Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza

I medici d’emergenza della Simeu sono pronti a realizzare le reti Hub and Spoke per le patologie ad alta complessità

Per garantire le migliori cure della fase acuta nell’Ictus cerebrale è indispensabile diffondere su tutto il territorio nazionale la rete Hub and Spoke delle strutture d’emergenza urgenza. E’ quanto affermano i medici d’emergenza riunitisi a Rimini per il VI Congresso nazionale della Società di Medicina d’Emergenza Urgenza (Simeu) dal 12 al 16 Novembre.

La Presidente Simeu Anna Maria Ferrari spiega che la rete Hub & Spoke prevede che tutte le strutture d’emergenza di una determinata area, Centrale Operativa 118, ambulanze ed automediche, Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza, concorrano al precoce riconoscimento dell’ictus, alla selezione dei pazienti che potranno beneficiare di particolari terapie, tra le quali spicca la fibrinolisi,  al trasporto protetto nell’Ospedale che potrà intervenire ed all’eventuale trattamento (qualora l’organizzazione locale lo preveda). Il percorso richiede però tempi molto ristretti perché alcune terapie utili possono essere praticate solo entro tre ore dall’esordio, anche se i risultati di uno studio europeo pubblicato due mesi fa dimostrano che si potrà aumentare l’intervallo utile. Particolare interesse è stato dimostrato per la telemedicina che nel caso dell’ictus, potrebbe dare un importante contributo a sottoporre alle terapie adeguate anche chi, trovandosi in località isolate o disagiate, non può raggiungere l’Ospedale di riferimento in tempi utili per potere essere sottoposto a terapie adeguate: sono state illustrate esperienze in cui il medico d’emergenza può ricoprire un ruolo fondamentale e trattare direttamente il paziente anche nelle sedi più periferiche, avvalendosi della telemedicina e dell’appartenenza alla rete Hub & Spoke. In questi modelli di rete si dimostra vincente la multidisciplinarietà con percorsi condivisi da tutti i professionisti che intervengono con il medico d’emergenza.

Lo stesso modello di rete dell’emergenza urgenza è stato illustrato nelle sessioni dedicate all’Infarto miocardico acuto ed al Trauma grave. Anche in questi casi sono state presentate esperienze già consolidate sul territorio nazionale, di fattiva collaborazione anche con gli altri specialisti.  Un accento particolare è stato posto sulle conseguenze dell’assunzione di alcool e droghe anche in riferimento all’aumentato rischio di incidenti stradali.

Sono intervenuti anche medici d’emergenza statunitensi ed europei che hanno portato interessanti contributi internazionali sull’argomento.

Nella sessione dedicata alle malattie infettive emergenti, ha trovato spazio la pandemia influenzale, per ora vissuta solo come ipotesi, ma già oggetto di molti sforzi organizzativi di tutto il sistema d’emergenza che ne dovrebbe reggere il primo impatto. A questo proposito è stato lanciato un allarme già per la prossima epidemia influenzale invernale, che si prevede più aggressiva delle precedenti, e che rischia di mettere in ginocchio i Pronto Soccorso già sovraffollati ed in estrema difficoltà nel reperire posti letto negli Ospedali.

Il filo conduttore della diagnostica per immagini è stato tenuto dall’utilizzo dell’ecografia in Pronto Soccorso e nell’emergenza territoriale: nella maggior parte delle emergenze e delle urgenze l’ecografo sta diventando il secondo fonendoscopio del medico (lo permettono anche le dimensioni sempre più contenute). In sede congressuale sono stati tenuti diversi corsi pratici di ecografia.

Particolare enfasi è stata dedicata alla prossima attivazione della Scuola di Specializzazione di Medicina d’Emergenza Urgenza, arrivata finalmente al traguardo legislativo. Dalla SIMEU parte un appello accorato al Ministro Gelmini affinché non siano frapposti ostacoli all’attivazione della Scuola in questo anno accademico perché il sistema d’emergenza non può più aspettare.

 



 
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